#4seasonsproject e divagazioni ghiacciate sul tema


Ogni tanto sul web appaiono proposte di collaborazione, idee, iniziative. Ultimamente sono stata davvero latitante, ma il messaggio di Mariangela capitava a fagiolo: per questo #4seasonsproject ci voleva una foto, anche solo uno swatch... ce la potevo fare perfino io! Quando poi mi è capitato il color senape... beh, avevo giusto giusto creato un senape frankenpolish per Tentazione Unghie ho capito che era proprio destino!
 Ringrazio quindi Smalti e non solo e Brilli di Luce Nail Art per l'occasione: mi riaffaccio al mondo come una piccola tessera di un collage ispirato alle 4 stagioni ed ai loro colori (sono la quarta da sinistra della quinta fila dall'altro - uno degli swatch senza decorazione in pratica)!

Una promessa che mi sono fatta però, riaprendo questo blog, è che volevo chiaccherare di più, non limitarmi alle foto di nail art  ma espandere l'argomento in qualche modo per raccontare più di quanto possa dire una semplice foto. Cosa poteva venirmi in mente pensando alle quattro stagioni?

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Mi sono già ispirata a questo tema in un precedente blog, quando avevo creato questa nail art traendo ispirazione dal mondo dello sport: da brava appassionata di pattinaggio su ghiaccio, sentir nominare le "quattro stagioni" fa subito pensare a Vivaldi e a una serie di programmi e performance! Oggi quindi va così: vi racconto qualcosa di questa mia eterna passione.

Le unghie che vi ho appena mostrato sono direttamente ispirate ai costumi di Kaitlyn Weaver e Andrew Poje nella stagione 2013/14 - la storia di come sono nate la racconto qui, ma il ricordo più simpatico in merito a questa foto è la reazione entusiasta di Kaitlyn quando le ha viste su Instagram: approvate dalla musa ispiratrice!


Le Quattro Stagioni di Weaver/Poje sono una bella coreografia che ho modo di vedere anche dal vivo a Barcellona lo scorso anno, e sono un'interpretazione molto moderna di questo tema superclassico. Se devo essere onesta non è il loro programma che amo di più, se dovessi consigliarne uno direi di guardare il libero del 2012 - l'intenso ed emozionante Je suis malade.

Nel pattinaggio ci sono proprio pezzi di musica che prima o poi saltano sempre fuori: le Quattro Stagioni, la Carmen ed il Lago dei Cigni sono forse la top three dei colpevoli, ma davvero ogni tanto noi appassionati ci chiediamo: ma con tanta musica che esiste, perchè non scegliete qualcosa di più originale?? Certo, poi ci si mette il tuo pattinatore preferito - che abbina uno degli intoccabili classici con uno dei costumi più improponibili di sempre...


Stéphane Lambiel è uno dei miei pattinatori preferiti in assoluto. Ha un modo di muoversi incredibilmente elegante e perfetto, e per farvi capire quanto lo adoro posso citare un episodio: 2009, Oberstdorf (paesino tedesco disperso nel nulla e circondato dalle mucche); io e un allenatore torinese stiamo assistendo agli allenamenti di gara del Nebelhorn Trophy 2009, in cui Stéphane - dopo un periodo di assenza dal ghiaccio - doveva conquistare la qualificazione olimpica svizzera. Era in pista in fase di riscaldamento, e non stava facendo letteralmente nulla se non degli incrociati con un movimento di braccia abbinato. Io e Edo (il coach) sospiriamo all'unisono... "ahhh... guarda che meraviglia... quanto è perfetto" - poi ci guardiamo e scoppiamo a ridere per il livello di fandom appena manifestato.
Sulla base di questa dichiarazione d'amore gli posso perdonare anche l'incredibile costume, che a sua detta doveva rappresentare "una zebra che scopre la neve per la prima volta nella sua vita". Non questo lo renda molto più sensato, mi rendo conto.
In realtà a Stéphane perdono tutto, anche l'essere riuscito a farmi innamorare di una canzone che ho sempre detestato con ferocia: Ne me quitte pas di Jacques Brel è sempre stata tra le canzoni che più ho odiato. Poi è bastata vedergliela pattinare una volta dal vivo (non nella performance di questo video, ma non ho trovato spezzoni dello show cui ho assisitito) ed eccomi, coi lacrimoni a bordopista. Meraviglioso.

Torniamo alla danza, la mia disciplina preferita. Se il programma di Kaitlyn ed Andrew è una versione moderna, un salto indietro di vent'anni ci regala uno dei programmi entrati nella mitologia di questa disciplina: le quattro stagioni di Maya Usova e Aleksander Zhulin (1992)sono un pezzo di storia di questo sport.


E' un pattinaggio completamente diverso, costruito su regole e tecniche differenti. Se le difficoltà che gli atleti sono enormemente aumentate al giorno d'oggi, i nostalgici rimpiangono un modo di pattinare più libero, meno strutturato e punteggiato dalle regole in cui era più facile inserire passaggi bellissimi e memorabili, anche se magari tecnicamente meno difficili. Oggi la caccia senza tragua ai punti da sommare, ai livelli da aggiungere, ha reso forse meno fantasiosa ed artistica questa disciplina: i pochi programmi però che riescono ad elevarsi ad arte sono assolutamente memorabili.

Una delle qualità più apprezzabili in un pattinatore è sicuramente la fluidità, la morbidezza del gesto atletico: uno dei "grandi" in questo campo è sicuramente il canadese Patrick Chan.


Elegante e moderno, Patrick è un maestro del ghiaccio la cui leggerezza e fluidità sembrano farci dimenticare che ogni passo, ogni salto, ogni cambio di direzione è eseguito controllando perfettamente due lame affilate sottili pochi millimetri, unico appiglio sulla scivolosa superficie congelata. Non bastano anni ed anni di allenamento: a questo livello, ci vuole talento allo stato puro.
Di tutt'altro stile ma ugualmente emozionante può essere l'approccio più aggressivo e tagliente a questa disciplina: ad esempio quello di un mio altro atleta del cuore - Alexei Yagudin. Il suo "Winter" (che non è proprio Vivaldi) è un altro capisaldo della storia del pattinaggio, e con i suoi passi piccoli, veloci e precisissimi ha creato una vera scuola e generato uno stuolo di imitatori del suo stile. Non chiedetemi di scegliere tra la poesia di Stéphane e Patrick e la forza di ALexei: li amo tutti!


Che non sia una fan del pattinaggio femminile lo sanno anche i muri. Potevo però non inserire almeno una donna nella carrellata di programmi? Ovviamente no, e quindi eccoci a contemplare il programma libero Olimpico del 2006 di Carolina Kostner. Onestamente, è tutto fuorchè il mio programma preferito (a dirla tutta non sono proprio una fan del suo stile da Ice Princess, ho sempre amato approcci più passionali ed energici: non a caso il mio primo amore ghiacciato fu Surya Bonaly, e tra le italiane ho sempre tifato quel peperino di Vale Marchei - che tifo ancora, ma nella sua versione di coppia!) ma la musica è a tema, il costume è bellissimo e la location è nel mio cuore (non sono mai ripresa perchè il mio lavoro era subito fuori dalle inquadrature, ma io c'ero!). Se poi mi chiedete se c'è un programma di Carolina che vi consiglierei di vedere, è il Bolero - ai nazionali 2013 l'ho visto dal vivo (ero la speaker di gara in questo video!) e mi ha dato i brividi. La sua grazia sposata ad un programma ricco di carattere e forza per me erano un mix da sogno!

Abbiamo iniziato parlando di unghie e finiamo sul ghiaccio: come divagazione non c'è male dire! Se mi conoscete dai tempi di Pallino Girl però non sarete sorprese - credo di poter trasformare qualsiasi argomento in una dissertazione sul pattinaggio artistico! Che ci posso fare? Una volta che ti entra nel cuore, non ti lascia più!

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